(La notizia è stata fra gli altri pubblicata da LA REPUBBLICA, LIBERO, LA NAZIONE, IL RESTO DEL CARLINO, IL GIORNO, LA PREALPINA, LA PROVINCIA, VARESENEWS)
28.09.2007. Un evento di eccezionale portata per tutti i bambini coinvolti in cause di separazione si è verificato nell’udienza di venerdì 28 settembre, presso il Tribunale Penale di Varese, di fronte al giudice Angela Minerva . Alla sbarra E.P., 36 anni, accusata di aver per lungo tempo impedito al marito, da cui era separata, di poter contattare e frequentare il piccolo (nel 2004, epoca dei fatti, di nemmeno 3 anni).
Il giudice ha sì rifiutato la costituzione parte civile della Associazione Papà Separati dai figli Varese (con motivazioni che vengono ritenute superabili col tempo), ma per la prima volta in Italia ha ammesso al processo il minore di 6 anni come parte lesa.
Partendo dal presupposto che il provvedimento che doveva garantire il diritto di visita paterno era stato emesso nell’esclusivo interesse del bimbo, il giudice ha ritenuto non si potesse escludere dal processo proprio la parte prioritariamente lesa. Il bimbo sarà tutelato dall’avv. Antonella Vitale di Milano che ne seguirà gli interessi in causa preannunciando comunque una richiesta di risarcimento da depositarsi su libretto vincolato e intestato al minore.
Con questo precedente giuridico, una autentica causa pilota, compare concretamente anche in Italia, proprio partendo da Varese, come già in tanti Paesi europei, la figura dell’avvocato del minore che viene a trovarsi protagonista centrale, dotato di una sua dignità e non più spettatore o strumento nelle mani dei genitori in questo genere di cause che lo coinvolgono in prima persona. Aumenta anche il potere deterrente dell’azione penale contro questo genere di comportamenti, finora erroneamente sottovalutati, che potrà essere ulteriormente incrementato con la futura costituzione parte civile dei nonni (prossimo obiettivo della associazione varesina).
Per tanti bambini si apre ora una nuova strada verso il loro diritto alla bigenitorialità, per certi versi complementare alla nuova legge sull’affido condiviso e si afferma il principio che il non vedere il padre causa un danno morale. Segnaliamo che il risultato storico è stato ottenuto in un tribunale tradizionalmente ostico verso i padri: i dati ISTAT 2004 ci dicono infatti che a Varese l’affido di minori sotto i 12 anni al papà è avvenuto nel 2.1% dei casi (media nazionale 3.3%), ma in meno del 20% (e quindi meno dello 0.4% dei casi complessivi) per volontà del giudice al termine di una causa giudiziale (negli altri casi avvenne per sostanziale accordo della madre).
Lo stesso padre per arrivare a questo risultato ha dovuto segnalare un PM (non il PM che ha chiesto il rinvio a giudizio) prima al Procuratore Capo e poi al CSM e al Ministero di Grazia e Giustizia per le continue richieste di archiviazione ricevute e rifiutare l’invito del Giudice in aula al ritiro della denuncia come miglior soluzione auspicabile. In analogo processo un altro giudice, nel 2006, aveva esordito dicendo che non credeva a questo tipo di processi (l’unico modo, talvolta, perché un figlio possa continuare a vedere suo padre). Sperando che questa decisione storica rappresenti un punto di partenza per una nuova concezione della famiglia dopo la separazione, per Varese e per tutta Italia, Papà Separati dai figli- Varese dà l’appuntamento a tutti per i prossimi eventi.
Per maggiori informazioni è possibile telefonare ai numeri dell’associazione:
cell. Tim 333 830 10 86, attivo da lunedì a venerdì dalle 10.00 alle 18.00